Appunti di Viaggio Amazzonia

Gli occhi del caimano
 
 
 
Ho dato appuntamento a Cristina all'aeroporto di San Paolo.
Il mio aereo è giunto da Roma solo mezz'ora prima del suo.
E' partita da Los Angeles dove sta frequentando un corso di Inglese.
Viviamo le spiagge di Rio e respiriamo il sole di Baja.Ho dato appuntamento a Cristina all'aeroporto di San Paolo.
Il mio aereo è giunto da Roma solo mezz'ora prima del suo.
E' partita da Los Angeles dove sta frequentando un corso di Inglese.
Viviamo le spiagge di Rio e respiriamo il sole di Baja. La mente, tuttavia, si proietta a nord, oltre la macchia compatta del verde e l'arida, geometrica architettura di Brasilia.
La prima spontanea impressione è quella di immergerci in un bagno di sauna all'arrivo a Manaus.
L'umidità dell'aria è assurda e il caldo cola l'asfalto della pista.Una corsa in taxi e il rifugio in un alberghetto del centro.
La prima cosa che si nota alla prima doccia è l'acqua scura che massaggia la pelle.
Un colore da "Coca Cola" che, dapprima, ti fa pensare ai più strani fattori inquinati, poi ti rendi conto che l'unica fonte idrica è il Rio delle Amazzoni che le alghe nere colorano di catrame.
La grande piazza dell'Opera brulica di gente e di piccoli ristoranti all'aperto.
Ci sediamo e ci portano grossi pesci fritti e frutta tropicale.
Sono lunghi tavoli dove ognuno prende posto dove vuole.

Chiacchieriamo felici, Kris e io, nella stupenda convinzione di calpestare terre da sempre sognate, di vivere esperienze non comuni, di respirare realtà apprese solo da libri d'avventure.
Libertà è mangiare ad un tavolo di legno senza tovaglie che sanno di bucato.
Libertà è gettare a terra gli avanzi del desco imitando la gente del luogo.
Libertà è bere in tazze scolpite da mani di rozzo artigiano in legno di eucalipto.
Libertà è sedersi su panche vecchie e cigolanti dove il tempo ha lasciato le crepe.
Noto che dietro i commensali si forma una fila di ragazzini.
Portano calzoncini sdruciti e magliette bucate.
Il motivo lo capisco solo quando l'avventore si alza e, come uno sciame d'api si getta sul cespuglio di fiori, assalgono gli avanzi dei piatti.
Questa è vera fame, Dio mio! Il pensiero torna al paese, torna allo studio pediatrico che, ogni mattina, apro ai bambini della zona.
Penso con fastidio alle mamme che si disperano per l'anoressia dei figli, come se il fatto di non mangiare più delle aspettative dei genitori fosse un evento tragico e degno di urgenti e irrinunciabili cure.
Chiamo il gestore del ristorante e gli chiedo di preparare i piatti per i ragazzi.
Mi risponde (il portoghese è facile da interpretare) che non può essere fattibile perché i turisti (quattro gatti) non lo gradirebbero.
Ci carichiamo, allora, panche e tavoli sulle spalle e, fra le proteste del cameriere che non considero affatto, ci spostiamo di una cinquantina di metri.
Con una gran manata che fa sobbalzare il banco del cassiere poso una manciata di crusados che hanno l'efficacia di calmare il padrone e di convincerlo a portare i cibi...(continua)

 

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Racconto di Camillo Vittici (http://digilander.libero.it/globertrotter/avventura/)
 
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