ispiratore (G.B Cerruti – Tra i tagliatori di
teste – ed.Ecig).
Sono state 3 settimane per immergersi nella cultura malese tra città
coloniali, foreste pluviali e immacolate spiagge.
Siamo atterrati a Kuala Lumpur di mattina stralunati dal fuso orario,
decidendo per questo motivo di prendere un taxi fino all’albergo
(per due persone costa poco più del trenino veloce), l’Impiana,
molto comodo oltre che pulito, scelto per la vicinanza alla strategica,
brulicante e asfissiante stazione degli autobus di Puduraya.
L’impatto con KL non è stato dei migliori e questo non
solo per via del fuso.
E’ molto caotica, anche se non è nulla in confronto a Bangkok,
e tranne che per poche attrattive, secondo noi non merita grandi attenzioni,
visto che in Malesia peninsulare ci sono città con molta più
storia e atmosfera.
Come prima cosa abbiamo cercato di organizzarci per visitare il Taman
Negara (da più parti indicata come la foresta pluviale più
antica al mondo), dato che dall’Italia diversi resort e tour operator
locali non hanno mai risposto alle mie e-mail o fax, scoprendo, anzi
confermando alcune lacune dal punto di vista organizzativo da parte
dei malesi.
Dopo inutili peregrinazioni siamo arrivati al Matic, dove un disponibile
impiegato ci ha trovato posto al Nusa Camp (una soluzione rivelatasi
ottimale) purtroppo però solo in camerata, perché a suo
dire era tutto pieno.
Un po’ delusi dall’idea di dividere la stanza con altre
persone, e il bagno con gli insetti del parco, abbiamo concluso la serata
al Kaptain Club con Beatrice e Ivo, due amici di Monza che come noi
hanno scelto questo paese per trascorrere le proprie ferie.
La mattina seguente, con gli effetti residui del jet-leg ci dirigiamo
di buon ora al KLCC per salire sulle Petronas, accorgendoci però
che ciò non era abbastanza, visto che ci toccano due ore di coda
per prendere il tagliando di ingresso per le 12.30, e meno male che
erano le 8 di un giorno infrasettimanale.
Approfittiamo del tempo a disposizione per girovagare per il centro
commerciale e i giardini antistanti, da dove si colgono bellissime vedute
delle torri. Al terzo piano scoviamo Chocz l’unico luogo al mondo
(per quanto mi riguarda) fuori dall’Italia dove sanno fare un
vero caffè espresso. Al quarto, dedicato ai ristoranti, decidiamo
di provare il sushi bar, attratti dai cibi che girano sul nastro trasportatore,
buoni e molto a buon mercato rispetto agli standard nipponici.
Il resto della giornata lo trascorriamo per i luoghi classici della
città: la sopravvalutata vecchia stazione e il Bird Park, che
nonostante sia reclamizzato come la più grande voliera al mondo,
è costoso e la maggior parte degli uccelli è rinchiusa
in piccole gabbie.
Concludiamo il pomeriggio visitando Masjid Jamek, una moschea che dà
il meglio di sé vista da lontano, dato che a differenza di quelle
dei paesi arabi non ha al suo interno arazzi o mosaici, e soprattutto
è priva di quella spiritualità tipica dei luoghi di culto.
E’ possibile entrare a qualsiasi ora, eccetto ovviamente durante
le preghiere, con l’unica accortezza, per le donne, di coprirsi
braccia e capelli.
La mattina seguente ci troviamo all’Istana Hotel alle 8 con il
nostro voucher per il Taman Negara, con il quale ci presentiamo nel
tardo pomeriggio dopo un lungo, estenuante ma a tratti affascinante
viaggio, tra pullman e barca, alla reception del Nusa Camp.
Ora a mente lucida posso analizzare le offerte e le disponibilità
di questo parco nazionale: il Mutiara o Taman Negara Resort è
sicuramente il più bello, ma i pacchetti per tre giorni costano
300 dollari, e una struttura così lussuosa stona in mezzo ad
una foresta...(continua)