Appunti di Viaggio Londra

London and Me
 
 
 

Tutto inizia a casa mia nell'attesa del taxi che mi porti a Peretola (io credo sia l'unico ridicolo nome che un povero aeroporto si trova addosso).
All'ora fissata scruto l'orizzonte.niente di niente.
Per puro caso richiamo al telefono dove la gentile, tranquilla, informale voce della centralinista di turno mi dice "ma guardi che la sua prenotazione è stata annullata".
"Come? Quando? Dove? Perché ?..Aiuto !".
Il fato che incombe comunque è cancellato da un altro taxi e, mentre lentamente le mie pulsazioni riprendono un ritmo normale, raggiungo la prima di una serie di tappe a ostacoli.
Dopo il trasferimento con l'apposito, inutile e pomposo bussino dal terminal all'aereo.che è praticamente lì a dieci passi di distanza.quando scendo rapida e leggera sento una voce dietro di me "ma qui è rimasto uno zaino !".
E' un attimo.il cuore si ferma di nuovo. Torno indietro e lo afferro farfugliando un grazie che vorrebbe dire (la bendico.l'adoro.sono ai suoi piedi.) e mi avvio verso la scaletta.
Santi Numi! Questo sì che è quello che si dice un buon inizio!
Quando vedo sotto di me la Manica con le bianche scogliere di Dover (esistono davvero), mi sento commossa. Ho lasciato dietro di me il continente e sono arrivata nell'"Isola che non c'è" (infatti Peter Pan abita qui).
Ma non sono ancora a Londra. L'ultimo colpo di coda della famosa maledizione è il treno che dall'aeroporto va in città. A un certo punto si ferma. Spiegazioni a me incomprensibili, e poi inaspettatamente, fa marcia indietro e ritorna quasi al punto di partenza. Altra sosta poi si riparte.piano piano però. Insomma sembra che il macchinista sia in uno stato di confusione totale che naturalmente mi contagia subito.
Come Dio vuole si arriva!

Una sorpresa è stata l'albergo (scelto a caso, all'ultimo tuffo) situato in una posizione di una fortuna sfacciata.proprio di fronte ad Hyde Park. La fortuna ha voluto anche strafare fornendomi, alla reception, una ragazza italiana con la quale è stato un sollievo poter spiegare tutte le mie necessità e ricevere un sacco di aiuti e consigli.
E ora che dire di Londra ?
Ho cominciato da Parigi per arrivare a Londra. Sono così vicine, ma ci sono voluti cinque anni.
Io amo Parigi.è il mio primo amore, ma ora posso dire che amo anche Londra. Certo che si possono amare cose molto diverse e Londra lo è.."diversa" intendo dire, bizzarra, pittoresca, unica.
La prima cosa che mi ha colpito è il colore. E' una città che stordisce di colori, ma su tutti quanti domina incontrastato il rosso. A "Red city" tutto è rosso fiamma.. I cari vecchi bus a due piani, le cabine telefoniche, la pietra dei palazzi, le giacche delle guardie della regina, le cappe dei dignitari di Westminster, la divisa dei guardiani della Torre di Londra, il rosso dei semafori con cui passano tutti i pedoni.
Riguardo ai taxi, oltre i classici "cab" neri, verde scuro o amaranto, vecchi, nobili e ostinati, vengono gli altri che fanno allegria. Sono dei veri gioielli in cui si scatena la fantasia. Su ognuno c'è una festa di colori, come un bambino che mette le mani nella pasta colorata e poi fa un gran casino, li sparge qua e là come viene viene....Non si potrebbe fare di meglio.
Le facciate dei negozi poi fanno a gara con i taxi per stupire e darci sotto con le più rare combinazioni cromatiche. Se si aggiungono i bobbies che indossano un giubbotto giallo fosforescente sulla loro classica divisa nera, col loro classico casco nero, gli operatori ecologici, presenti ovunque, in arancio squillante c'è davvero di che essere storditi.
Ecco, direi che la prima occhiata che ho dato alle strade di Londra è stata proprio questa - una festa per lo sguardo. Forse perché essendo spesso grigia e piovosa ha bisogno di riscattarsi..e ce la mette tutta.
A proposito dei taxi, qui, come il resto delle macchine, vanno a sinistra (del resto Londra è diversa). Quando sono uscita dalla stazione, aspettando sul lato destro, mi sono accorta che, pur essendo sola, nessuno dei taxi che passavano si fermavano ai miei cenni. Appena ho inquadrato il problema era troppo tardi...(continua)

 

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Racconto di Lucia

 
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