Foresta dei suicidi, Giappone

Aokigahara, la Foresta senza ritorno

Attenzione !!!

Se siete suscettibili non aprite l’articolo ci sono immagini forti.

In Giappone, poco distante dal Monte Fuji, si estende un complesso forense di 35 km² chiamato Aokigahara, in italiano il nome significa “Mare di Alberi” ma oramai per tutti è divenuta la Foresta dei suicidi.

Il Nome Aokigahara deriva dal fatto che la vegetazione è cresciuta sui resti d’una eruzione vulcanica avvenuta nell’864 dopo Cristo, dando una visione di mare aperto.

Questa struttura non permette il passaggio di vento e l’intreccio forte dei rami, a volte non permette il passaggio neanche dei raggi del sole, questo, con il tempo, ha spazzato via qualsiasi tipo di vita animale.

Aokigahara-2

Se si aggiunge l’incredibile fitta nebbia che giunge dal Monte Fuji nel periodo invernale, la foresta di Aokigahra diventa di fatti un luogo macabro e alquanto proibitivo.

Un Rituale macabro giapponese consiste nel portare i membri più anziani e malati della famiglia in questa foresta ed abbandonarli al proprio destino. Probabilmente questo rituale era già in voga in epoca Ashikaga, datata 1500/1600 ed è chiamato Ubasute.

Questa pratica veniva effettuata anche dalle famiglie numerose o povere, in questo modo, riducendo il nucleo familiare, c’era più cibo per tutti.

Aokigahara-3

Ovviamente in un luogo dove le persone andavano a morire, non potevano mancare leggende e misteri. Numerose storie parlano di spiriti e demoni, altre di “Kodama” Gli spiriti degli alberi che sembra imitassero le voci dei defunti, altre ancora di “Jubokko”, alberi che catturano passanti e gli succhiano il sangue per nutrirsi.

Perfino storie di “Yūrei”, i fantasmi dei defunti, per finire con Binbou-gami, il Dio della Povertà, che accoglieva tutte le persone nel suo regno. In questa foresta nessuno ha il coraggio di abbattere o tagliare alberi, per paura di ricevere maledizioni.

Questi riti finirono verso la fine del 1800, quando il Giappone iniziò ad essere influenzato da modelli occidentali e altre religioni quali Cristianesimo e nuove forme di Buddismo, le quali portarono un nuovo modo di vedere “la fine”.

Il Rito riprese nel 1960, quando lo scrittore Seicho Matsumoto pubblicò il romanzo “Black Sea of Trees”, nel quale narrava la storia di due amanti che si recarono nella foresta di Aokigahara per togliersi la vita insieme. Da allora il luogo divenne la meta preferita di tutti gli aspiranti suicidi del Giappone.

Dal 1970 i dispersi e i morti diventarono talmente tanti che il governo decise d’effettuare delle “manutenzioni” ogni anno per rimuovere i corpi senza vita che trovavano impiccati o accasciati al suolo.

Si presume che nel 2010 i suicidi furono più di 300.

Aokaghira

nonostante un tour non è vietato, non è difficile incontrare corpi decomposti, scheletri e corde appese a rami, cosi come non è raro trovare corpi appesi agli alberi, per non parlare dell’incredibile odore sgradevole che alcune zone emanano.

A rendere l’ambiente ancora più macabro gli inni dei defunti scritti su tavolette, su alberi stessi o su striscioni contro governo, datore di lavoro, amanti, familiari, motivazioni probabili del loro suicidio.

Alcuni studiosi giapponesi suppongono che la struttura a labirinto della foresta, sia opera delle anime dei defunti che, non trovando pace, la modellano per impedire ai visitatori di uscirne, vero o no, avreste voglia o intenzione di entrarci ?

Aokigahara-4

Se dubbiosi, il cartello all’ingresso con su scritto “contatta la polizia, non suicidarti” dovrebbe togliervi l’ultimo imbarazzo.

Buona visita.

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Posted by on gennaio 15, 2015. Filed under Asia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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